città ad alto rischio idrico

Città ad elevato rischio idrico nel 2050. © WWF India

C’è un futuro a rischio idrico per le megalopoli del pianeta. La scarsità d’acqua è uno dei grandi temi che va affrontato nel presente, per garantire un vero Sviluppo sostenibile nel futuro.

L’acqua, il rischio idrico e lo Sviluppo sostenibile

Il sesto obiettivo di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite chiede di garantire a tutti acqua pulita e strutture igienico-sanitarie. E dunque entro il 2030 di raggiungere l’accesso universale ed equo all’acqua potabile sicura ed economica per tutti, strutture igieniche e sanitarie, di migliorare la qualità dell’acqua riducendo l’impatto dell’inquinamento e minimizzando il rilascio di sostanze chimiche e materiali pericolosi.

Sempre secondo i dati dell’Onu, però, 3 persone su 10 nel mondo non hanno accesso a servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro e 6 persone su 10 non hanno accesso a strutture igienico-sanitarie gestite in modo sicuro.

La scarsità d’acqua a oggi colpisce oltre il 40% della popolazione mondiale e si prevede un dato in aumento. Circa il 70% di tutta l’acqua estratta da fiumi, laghi e falde acquifere viene utilizzata per l’irrigazione.

 

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Water Risk Filter del WWF: megalopoli a rischio idrico

Il rischio idrico è maggiore per le megalopoli del pianeta. Che più di altre aree rischiano di soffrire di scarsità d’acqua nei prossimi decenni.

La denuncia viene dal WWF che ha pubblicato il Water Risk Filter, un report secondo il quale «almeno 100 città dovrebbero subire il maggior aumento del rischio idrico entro il 2050, per un totale di almeno 350 milioni di persone – dice l’associazione ambientalista – A livello globale, le popolazioni delle aree ad alto rischio idrico potrebbero passare dal 17% nel 2020 al 51% entro il 2050».

«Senza misure urgenti di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, centinaia di milioni di persone nelle città di tutto il mondo potrebbero trovarsi ad affrontare una grave scarsità d’acqua nei prossimi decenni», denuncia il WWF attraverso il Water Risk Filter.

Il dossier visualizza la mappa delle regioni del mondo dove il rischio idrico è maggiore e permette di fare valutazioni sugli scenari futuri, sia in chiave più ottimista che pessimista, al 2030 e al 2050.

Secondo il rapporto fra le città più a rischio ci sono megalopoli come Pechino, Jakarta, Johannesburg, Istanbul, Hong Kong, Mecca e Rio de Janeiro, e più della metà delle aree candidate a restare senz’acqua tra 30 anni si trovano in India e Cina.

«Il futuro dell’ambiente si gioca nelle megalopoli: poiché il processo di urbanizzazione non si interromperà, le città si troveranno in prima linea sia sotto il profilo dello sviluppo del paese che di quello della sostenibilità».

 

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Rischio idrico in Italia. Fonte: WWF Water Risk Filter

 

Rischio idrico chiama Italia

Il documento del WWF permette di esplorare anche il profilo idrico dei diversi paesi. La carta d’identità dell’Italia, per esempio, evidenzia che il paese riceve una quantità di acqua piovana molto superiore alla media europea ma a causa delle distribuzione irregolare, non c’è un uso uniforme dell’acqua piovana né riserve uniformi.

«Il maggiore utilizzo dell’acqua da parte dell’industria, dell’agricoltura e delle famiglie – si legge nel profilo dedicato all’Italia –  sta esaurendo le riserve di acque sotterranee, enfatizzando la necessità di evitare l’inquinamento e lo spreco di risorse».

Nei prossimi decenni in Italia attività quali industria, edilizia, agricoltura, energia e produzione di rifiuti continueranno a essere i fatti principali di pressione sull’ambiente, soprattutto in relazione a questioni quali la qualità dell’acqua. E questo, si legge nel dossier, «nonostante i temporanei effetti della crisi economica globale sui modelli di produzione e consumo nazionali». La mappa dell’Italia evidenzia a oggi un rischio medio, magari inferiore ad aree più “rosse” del Pianeta ma di sicuro preoccupante.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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