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Parchi acquatici, si riparte

I parchi divertimento protestano per la riapertura fissata al 1° luglio. Nel calendario delle riaperture annunciate dal Governo, di cui da giorni si parla, il passaggio è questo: a partire dal 15 maggio potranno riavviare l’attività le piscine solo all’aperto e dal 1° giugno le palestre. A seguire fiere e congressi, stabilimenti termali e parchi tematici. Per i parchi tematici, faunistici, acquatici la riapertura delle attività è dunque fissata al 1°luglio.

Ma l’associazione di categoria protesta e dai parchi tematici arrivano “sconcerto e profonda delusione” per il calendario delle riaperture posticipato a luglio. La speranza era naturalmente che si potesse avviare prima la stagione.

Così l’Associazione Parchi Permanenti Italiani, aderente a Confindustria, ha lanciato un appello “prima di azioni eclatanti” e si è rivolta al Governo (al Ministero degli affari regionali, a quello del Turismo, alla Cultura e al presidente del Consiglio) «per segnalare lo sconcerto e la profonda delusione causata dalla road-map delle aperture, che ha posticipato al 1° luglio il via libera per le oltre 230 imprese del settore, tra parchi faunistici, acquatici e tematici».

 

bambini in un parco avventura
Parco avventura

 

La crisi dei parchi divertimento

La sigla richiama una serie di argomenti che riguardano i minori rischi di contagio all’aperto, i controlli attuati nei parchi divertimento, i protocolli di sicurezza seguiti già la scorsa estate. E denuncia una serie di “disparità di trattamento” fra parchi divertimento e altre strutture, all’aperto o meno che siano.

All’associazione aderiscono diversi parchi divertimento tematici, acquatici e faunistici: fra questi ci sono ad esempio Mirabilandia, Rainbow Magicland, Aquafan, Cinecittà World, Zoomarine, Fiabilandia, Leolandia, Italia in Miniatura e oltre 30 parchi acquatici.

La crisi certo c’è. Lo scorso anno il 20% dei parchi divertimento ha rinunciato ad aprire. Si sono persi 10 mila posti di lavoro stagionali.

Le aziende denunciano perdite fino all’80%. Secondo l’associazione, tolte le cinque o sei realtà che fanno capi a gruppi multinazionali e Leolandia, nel comparto ci sono imprese che hanno piccole e medie dimensioni ma non hanno voce.

Nel 2019 il settore dei parchi divertimento ha generato un giro d’affari superiore ai 400 milioni di euro, cifra che sale a 1 miliardo di euro considerando hotel, ristorazione, merchandising, manutenzione e tante altre voci collaterali.

I parchi divertimento sono un settore che tira molto, soprattutto durante l’estate. Conta in Italia oltre 230 realtà fra parchi a tema e faunistici, parchi acquatici e parchi avventura. Nel 2019 hanno fatto oltre 20 milioni di visitatori provenienti dall’Italia cui si sono aggiunti 1,5 milioni di stranieri.

Parchi divertimento: siamo all’aperto, seguiamo protocolli di sicurezza

«Evidenze scientifiche solide e di caratura internazionale, più volte richiamate in questi giorni dalla stessa politica a supporto della decisione di riaprire progressivamente il Paese, hanno evidenziato – spiega una nota di Parchi Permanenti – che i rischi di contagio all’aria aperta sono infinitamente inferiori ed è stato provato che la presenza del cloro nelle piscine elimina in pochi attimi l’agente virale. Eppure, secondo il CTS, i parchi divertimento sono attività pericolose e dovranno aspettare fino al 1° luglio: se lo scorso anno, con la pandemia in atto e senza vaccinazioni, il settore è stato riaperto a fine maggio, nel 2021 con la campagna vaccinale in corso, i farmaci e le nuove accortezze, incomprensibilmente, il Governo toglie un mese di lavoro al settore».

“Disparità di trattamento con altre categorie”

L’associazione, come detto, denuncia differenze di trattamento con altre categorie.

«La disparità di trattamento rispetto ad altre categorie – dichiara Giuseppe Ira, presidente Associazione Parchi Permanenti Italiani e del parco tematico Leolandia – è configurabile in una vera e propria concorrenza sleale, che genera rabbia e risentimento negli Associati».

E ricorda che le attività dei parchi si svolgono all’aperto, in spazi ampi e sotto il controllo del personale dei parchi. Gli ingressi sono contingentati e ci sono protocolli di sicurezza adottati già lo scorso anno. La disparità di trattamento, dice l’associazione, c’è nei confronti di una serie di attività per cui le riaperture sono previste prima.

«Si riaprono i musei al chiuso (già dal 26 aprile in zona gialla) ma non i parchi faunistici all’aperto e i parchi avventura nei boschi; si dà il via libera alle piscine all’aperto il 15 maggio, ormai tutte dotate di scivoli per bambini, ma non ai parchi acquatici; si aprono le palestre e i ristoranti al chiuso dal 1° giugno e si annuncia addirittura il ritorno del pubblico negli stadi a maggio, ma non nei parchi tematici».

L’associazione chiede dunque «l’immediata equiparazione ai comparti merceologicamente simili altrimenti dovremo intraprendere azioni eclatanti», dice il presidente.

Le aziende del comparto denunciano perdite dell’80% e paventano una contrazione degli occupati, che fino al 2019 erano 25 mila diretti e circa 50 mila con l’indotto. Un altro tema sollevato dalla sigla riguarda il fatto che i parchi rientrano ancora nella categoria “Circhi e Spettacoli Viaggianti” che fa capo al Dicastero dei Beni Culturali. «Da questo dipende la sistematica inadeguatezza degli interventi predisposti a sostegno della categoria nel corso degli ultimi 14 mesi», denuncia l’associazione.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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