Legge di Stabilità, Corte dei Conti: più Iva e meno Irpef sfavorevole per redditi bassi

Il mix meno Irpef –più Iva presente nel disegno di legge di Stabilità non convince la Corte dei Conti, che parla di una soluzione “sfavorevole” per i contribuenti a più basso reddito e di un provvedimento che non tocca gli incapienti, sui quali invece si riversa inevitabilmente e in modo significativo l’aumento dell’Iva. Proseguono le audizioni sul disegno di legge e oggi è stata la volta, fra gli altri, del presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, in audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Sono giorni che si discute della previsione della legge di Stabilità, in particolare dell’abbassamento di un punto delle aliquote Irpef più basse, che scenderebbero dal 23% al 22% e dal 27% al 26%, ma al contempo di un aumento di un punto percentuale dell’Iva, che passerebbe dal 10% all’11% e dal 21% al 22%. Su quest’ultimo provvedimento c’è una levata di scudi generale. E molti commenti sottolineano che il mix fra meno Irpef e più Iva non funziona per i redditi bassi e penalizza quelli bassissimi.

Cosa dice la Corte dei Conti? “Avendo riguardo al 2013, la scelta “più Iva/meno Irpef” si basa su importi pressoché equivalenti (poco più di 5,4 miliardi) frutto, da un lato, della riduzione delle prime due aliquote Irpef e della detassazione del salario di produttività e, dall’altro, della riduzione di un solo punto delle aliquote Iva rispetto alla legislazione vigente e dell’introduzione della franchigia per spese detraibili e deducibili e del tetto alle spese detraibili”.

Detto questo. Il mix meno Irpef – più Iva non convince. Spiega la Corte dei Conti che “la soluzione proposta appare sfavorevole per i contribuenti Irpef collocati nelle più basse classi di reddito complessivo (20 milioni di soggetti, fino a 15 mila euro): il taglio delle aliquote Irpef, che non tocca i 10 milioni di incapienti, avrebbe risultati limitati anche per i restanti 10 milioni, mentre l’aumento delle aliquote Iva inciderebbe in misura significativa”.

“Per contro, – prosegue la Corte dei Conti – dovrebbe risultare positivo il saldo per i 15 milioni di contribuenti che dichiarano un reddito medio-basso (da 15.000 a 29.000 euro). Gli sgravi derivanti dal taglio alle aliquote Irpef dovrebbero essere in grado di assorbire sia i nuovi limiti agli oneri deducibili e, soprattutto per tale tipologia di contribuenti, agli oneri detraibili; sia il maggiore carico fiscale determinato dall’aumento dell’Iva. Infine, l’intervento dovrebbe rivelarsi non vantaggioso per i 6,7 milioni di contribuenti dichiaranti un reddito medio-alto e alto”.

C’è anche un altro pericolo: quello dell’aumento delle tariffe. La Corte sottolinea infatti “il rischio dell’emersione di ulteriori aumenti impositivi generati dallo stesso disegno di legge di stabilità. E’ il caso, in particolare, di inasprimenti (Imu, tariffe) che le amministrazioni locali potrebbero deliberare per “compensare” gli ulteriori tagli di spesa o i nuovi aggravi derivanti dal disegno di legge”. Un disegno di legge tutto in salita, dunque.

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