Quanta soia consumi? Dossier WWF
Quanta soia consumi? 60 kg l’anno (ma non come consumo diretto)
La soia è ingrediente nascosto di molta alimentazione, perché è alla base dei mangimi. WWF: ogni cittadino europeo consuma in media 60,6 kg di soia l’anno, di cui oltre il 90% è nascosto in carne, pesce e derivati animali
Alla domanda “quanta soia consumi?” molti risponderebbero “quale soia?”, o quasi. Se non si è vegani o vegetariani, quale soia dovrebbe infatti essere presente nell’alimentazione? Eppure la soia c’è, e molta, ma non come ingrediente diretto. Se ne consuma una grande quantità in modo inconsapevole. La soia è infatti è l’“ingrediente nascosto” di molta alimentazione, responsabile fra l’altro del consumo di foreste, perchè viene usata per i mangimi.
È quanto evidenzia un nuovo dossier del WWF in un nuovo rapporto sui prodotti che vengono dal consumo di foreste.
Ogni europeo consuma in media 60 chili di soia l’anno. Perché la soia è destinata soprattutto ai mangimi che sono necessari per ottenere i derivati delle proteine animali – carne, pesce, uova, formaggi. Uno studio del WWF per la campagna Food4Future dice che il 75% della soia prodotta nel mondo, pari a 340 milioni di tonnellate, è destinato alla produzione di mangimi. Ed è responsabile della distruzione della natura in Sud America.
La soia, consumo indiretto come mangime
Commissionata dal WWF e realizzata da Profundo, un’organizzazione no-profit indipendente, la nuova ricerca intitolata “Mapping the European Soy Supply Chain” (Mappatura della catena di approvvigionamento della soia europea) evidenzia come «il 90% della soia che viene consumata da noi cittadini europei non sia l’ingrediente di una ricetta, bensì un consumo indiretto dovuto alla sua presenza nei mangimi necessari per ottenere tutti i derivati delle proteine animali – spiega il WWF – La soia, infatti, è un legume ricco di proteine e rappresenta quindi un mangime concentrato ideale».
Nell’ambito della campagna Food4Future il WWF vuole dunque sensibilizzare i consumatori sugli “ingredienti nascosti” che rendono le scelte a tavola una delle maggiori cause di distruzione del Pianeta.
Un’alimentazione che vede aumentare il consumo di proteine animali richiede in pratica tanti mangimi, e tanta soia, e la soia viene coltivata a scapito di savane e foreste.

Soia, la produzione aumenta
«ll crescente consumo di carne, pesce, uova e latticini a livello mondiale ha determinato un incremento della produzione di soia, quintuplicata negli ultimi 40 anni – dice il WWF – In particolare in Sud America le coltivazioni di soia penetrano sempre più nelle foreste e nelle savane ricche di biodiversità, che vengono trasformate in terreni coltivabili. Questo causa la perdita di specie, un notevole impatto sul cambiamento climatico e la perdita di fonte di sostentamento delle popolazioni indigene. Inoltre la soia, coltivata prevalentemente in monocolture, richiede un impiego elevato di pesticidi, che inquinano il suolo e le falde acquifere. La soia coltivata a livello mondiale è per oltre l’80% geneticamente modificata».
I numeri della soia dicono che il raccolto mondiale di soia ha raggiunto un volume di 340 milioni di tonnellate nella stagione 2019-2020 per una superficie di 123 milioni di ettari. Il 75% di tutta questa soia è destinato alla produzione di mangimi. Oltre l’80% di tutta la soia prodotta a livello globale proviene da Stati Uniti, Brasile e Argentina, che sono anche i maggiori Paesi esportatori. La produzione di soia in Sud America è quasi triplicata negli ultimi decenni e si prevede raddoppierà ulteriormente entro il 2050. I maggiori importatori sono Cina, Unione europea e altri paesi asiatici.

WWF: 55 kg di soia l’anno sono nascosti in carne, pesce e derivati animali
Quanta soia consumiamo, allora, per il tramite dell’alimentazione?
Secondo il WWF «ogni cittadino europeo consuma in media 60,6 kg di soia l’anno, di cui oltre il 90% (cioè 55 kg) è nascosto in carne, pesce e derivati animali. L’uso diretto della soia quale ingrediente per la nostra alimentazione ammonta invece a soli 3,5 chili l’anno».
Qualche volta la quantità di soia usata come mangime è quasi pari al cibo finale prodotto. Accade per pollo e salmone. Secondo il WWF servono 95 grammi di soia per produrre 100 grammi di salmone d’allevamento e 96 grammi di soia per 100 grammi di petto di pollo.
«È necessario prendere consapevolezza del peso dei nostri consumi non solo sulle foreste ma anche sulle praterie e le savane, distrutte a tassi persino più elevati delle stesse foreste, per fare spazio all’agricoltura, con conseguenti impatti catastrofici non solo sulla fauna selvatica, ma anche sul clima e perfino sulla salute umana».
Il WWF torna a chiedere un’alimentazione che riduca la domanda di carne e di prodotti di origine animale e di passare a una produzione animale estensiva e basata sul pascolo. «Passare a diete principalmente basate su frutta, verdura e cereali, locali, di stagione e biologici, ha inoltre grandi benefici per la nostra salute, essendoci ormai sempre più allontanati, soprattutto i più giovani, dai principi e dallo stile di vita tipici della dieta mediterranea», dice il WWF.
«Negli ultimi 50 anni, abbiamo perso il 68% della fauna selvatica a livello globale e il sistema alimentare mondiale ne è la principale causa. Ma la soia non è l’unica commodity che mette a rischio la salute del Pianeta: avocado, cacao, caffè e molte altre, se non di origine biologica o con altre certificazioni che ne attestino la sostenibilità della produzione, hanno spesso fortissimi impatti sugli ecosistemi in cui vengono prodotte e sulle specie».

