In Italia spreco alimentare ancora elevato, ma cresce l'attenzione ai consumi sostenibili

In Italia spreco alimentare ancora elevato, ma cresce l'attenzione ai consumi sostenibili (foto Pixabay)

Nel 2023 lo spreco alimentare cala leggermente rispetto al 2022, ma i numeri restano elevati e c’è ancora tanto da fare per contrastare il fenomeno. È quanto emerso dall’ultimo report dell’Osservatorio Waste Watcher, che verrà presentato oggi, in vista della Giornata di prevenzione dello spreco alimentare. Ne parla il prof. Andrea Segrè, ideatore e direttore dell’Osservatorio, in un approfondimento dedicato su il manifesto.

Spreco alimentare, quanto cibo buttiamo?

In base alle rilevazioni Ipsos, effettuate a metà gennaio, in Italia “gettiamo in media 524,1 grammi pro capite a settimana, ovvero circa 75 grammi di cibo al giorno, 27,253 kg annui“. Si tratta di “circa il 12% in meno rispetto alla medesima indagine del 2022 (595,3 grammi settimanali). Un dato che si accentua a Sud (+ 8% di spreco rispetto alla media nazionale) e per le famiglie senza figli (+ 38% rispetto alla media italiana)”.

Dunque, “lo spreco del cibo nelle nostre case vale complessivamente 6,48 miliardi euro – spiega Segrè – Una cifra che aumenta se teniamo conto anche del valore energetico del cibo sprecato: relativamente al 2022 vale 5,151 miliardi euro. E porta il costo economico complessivo dello spreco alimentare domestico italiano a 11,63 miliardi euro“.

Ecco, quindi, la fotografia degli italiani all’inizio del 2023: “con la testa sulle spalle – afferma il direttore dell’Osservatorio – concentrati sulla salute e oculati nelle abitudini di acquisto, focalizzati sulla prevenzione degli sprechi ma senza sacrificare la cura della salute; disponibili a verificare, semmai, i tagli dei consumi in chiave di bolletta per l’energia elettrica e il gas, o per l’abbigliamento”.

Tra gli alimenti più sprecati troviamo la frutta fresca (24 grammi settimanali). “Quotidianamente, quindi, gettiamo circa 3,4 grammi di frutta al giorno e 2,3 di pane: in un anno poco più e poco meno di 1 kg pro capite – spiega Segrè – Nella hit anche insalata, verdure, aglio e cipolle“.

 

spreco alimentare

 

Allo stesso tempo, però, “quasi 1 italiano su 3 presta attenzione alla riduzione del consumo di carne (26%), e 4 italiani su 10 quando fanno la spesa ragionano sulla base di promozioni e offerte, ma anche sulla base della sostenibilità di produzione e consumo del cibo (27%)”. L’indagine evidenzia anche alcuni dati sui tagli alle spese effettuati agli italiani: “Un italiano su 2 (47%) ha ridotto le spese per lo svago, e cerca di tagliare i costi della bolletta di energia elettrica (46%) e gas (39%), ma anche sull’abbigliamento (42%). Il 18% dichiara di tagliare sulla spesa, l’extrema ratio riguarda i tagli alle cure personali (17%) e alla salute (11%)”.

Consumatori attenti agli sprechi, con alcune eccezioni

Secondo un recente studio realizzato da Bva Doxa per conto di Babaco Market 2 italiani su 3 sono consapevoli delle problematiche legate allo spreco alimentare e cercano, quindi, di adottare abitudini di consumo responsabili. In particolare – riporta la Repubblica – l’indagine individua 4 profili del consumatore.

Abbiamo i “virtuosi”, pari al 30% del campione, che “effettuano spese frequenti e di piccola entità, adottando un menù settimanale per regolare i loro consumi”. “Poco sensibili al fattore prezzo, amano frutta e verdura fresca, sono attenti alla stagionalità e alla provenienza dei prodotti”.

I “ben intenzionati”, invece, sono i consumatori responsabili che, talvolta, commettono qualche errore, e rappresentano il 21% degli intervistati. Amano “congelare il cibo, ma sono poco attenti alla lista della spesa e alla programmazione settimanale”. Inoltre “Sono soliti acquistare frutta e verdura fresca e non sono disposti a spendere di più per acquistare prodotti di marca”.

Seguono i “parsimoniosi” (16%), “attenti agli sprechi alimentari più per questioni di risparmio che per fattori ambientali” e, infine, i “noncuranti”, pari al 33% del campione, che “sono consapevoli del problema legato agli sprechi alimentari, ma non se ne curano“.


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