Inflazione, Consumatori: servono mille euro in più l’anno solo per il cibo (Foto di -Rita-👩‍🍳 und 📷 mit ❤ da Pixabay)

Servono oltre mille euro in più l’anno solo per mangiare, per comprare cibo e bevande. È questo il dato sul quale si soffermano le associazioni dei consumatori davanti alle stime Istat sull’inflazione di febbraio, che registrano un indice generale in calo, al 9,2%, ma un carrello della spesa che torna a salire al 13%. Mentre i prezzi di cibi e bevande si impennano al 13,5%.

Il calo dell’energia fa scendere l’inflazione ma per gli alimentari è nuovo record, scrive così Assoutenti: “l’emergenza prezzi non è ancora superata, e il ribasso dell’inflazione registrato a febbraio è dovuto unicamente alla discesa delle tariffe dei beni energetici regolamentati e non”.

«In tema di prezzi e inflazione è ancora presto per cantare vittoria – dice il presidente Furio Truzzi – Le dinamiche dei listini mostrano ancora incrementi pesanti per beni primari come gli alimentari, che a febbraio si impennano al +13,5% su anno, con un aumento del +1,8% rispetto al mese precedente. Una famiglia con due figli si ritrova così a spendere oggi +1.038 euro annui solo per il cibo, +761 euro la famiglia “tipo”».

 

Inflazione, a febbraio scende al 9,2% ma il carrello della spesa sale al 13% (Foto di Alexa da Pixabay)

 

Codacons: calo inflazione “illusorio”

Il Codacons parla di calo dell’inflazione “illusorio” e legato solo alla discesa dei beni energetici, mentre i prezzi del carrello della spesa e dei generi ad alta frequenza di acquisto continuano a salire.

«L’inflazione al 9,2% equivale ad un maggiore esborso pari a +2.691 euro annui per la famiglia “tipo”, spesa che sale a +3.485 euro per un nucleo con due figli – analizza il Codacons – Nonostante la decelerazione del tasso generale registrata dall’Istat negli ultimi due mesi, i prezzi dei prodotti più acquistati dai cittadini rimangono a livelli elevatissimi, con il carrello della spesa che addirittura sale al +13,0% dal +12,0% del mese precedente, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto passano da +8,9% a +9,0%».

UNC: oltre mille euro in più solo per il cibo

L’inflazione al 9,2% comporta ripercussioni che vanno da oltre 2600 euro a oltre 3200 euro a famiglia, a seconda dei componenti del nucleo familiare. Per una coppia con due figli, ribadisce l’Unione Nazionale Consumatori, sono 1038 euro in più l’anno solo per il cibo.

Bene dunque il calo dell’inflazione ma di certo non è un dato risolutivo.

«Non bisogna comunque farsi trarre in inganno dalla riduzione dell’inflazione, che non risolve i problemi delle famiglie», commenta il presidente UNC Massimiliano Dona.

«Il costo della vita, insomma, cresce sempre più, anche se ad un ritmo inferiore. Per una coppia con due figli, l’inflazione al 9,2% significa una stangata pari a 2854 euro su base annua, di cui 1038 solo per mangiare e bere. Per una coppia con 1 figlio, la spesa aggiuntiva è pari a 2632 euro, 937 per cibo e bevande. In media per una famiglia il rincaro è di 2218 euro, 761 per prodotti alimentari e bevande analcoliche. Il primato spetta sempre alle famiglie numerose con più di 3 figli con una mazzata pari a 3212 euro, 1240 solo per nutrirsi», conclude Dona.

Federconsumatori: gli aumenti pesano di più sui meno abbienti

A sostenere il peso maggiore di questi aumenti sono le famiglie meno abbienti, ricorda Federconsumatori. Con l’inflazione a questo livello le ricadute per ogni famiglia sono di oltre 2700 euro l’anno ma non bisogna dimenticare, ricorda l’associazione, che «tali aumenti pesano in misura maggiore proprio sulle spalle delle famiglie meno abbienti, aumentando così le disuguaglianze, le ingiustizie e le difficoltà nel nostro Paese. Per questo bisogna non abbassare l’attenzione su questo tema: il Governo è chiamato ad avviare serie politiche di contrasto alle disuguaglianze e di sostegno alle famiglie».

Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori crescono di giorno in giorno le rinunce a cui sono costrette le famiglie. L’associazione parla di una riduzione dei consumi di carne e pesce pari al -16,9%, con uno spostamento verso il consumo di tagli e qualità meno costosi e meno pregiati; di riduzione del consumo di frutta e verdura per il 12,9% dei cittadini; ricerca sempre più assidua di offerte, sconti, acquisti di prodotti prossimi alla scadenza (abitudine adottata dal 47% dei cittadini); crescita dell’11% degli acquisti nei discount.


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