Vendemmia

Vendemmia 2023, si parte in ritardo. Nel centro-sud danni a causa della peronospora (Foto di Carsten da Pixabay)

È tempo di vendemmia e i viticoltori sono pronti a partire, anche se in ritardo e con qualche incertezza. L’analisi arriva dal CREA, che presenta le previsioni per questo 2023, realizzate con il suo Centro Viticoltura ed Enologia.

La carenza di piogge e il caldo dei primi mesi dell’anno hanno fatto temere un riproporsi delle condizioni metereologiche del 2022 – commenta il CREA. – Invece, dalla fine di aprile tutto è cambiato. Diverse perturbazioni hanno interessato la penisola da nord a sud con effetti purtroppo disastrosi, soprattutto in Emilia-Romagna.

Non solo, tanti viticoltori ricorderanno il 2023 per la grandine e l’aggressività di alcune malattie fungine: peronospora in primis.

“La vendemmia 2023 – afferma Riccardo Velasco, direttore del CREA Viticoltura ed Enologia, nel commentare le previsioni elaborate come ogni anno dal suo Centro – si presenta inevitabilmente segnata dalle piogge e dal freddo primaverili, che hanno ritardato la maturazione delle uve posticipando la vendemmia di una settimana rispetto alla passata stagione. Avremo meno produzione del 2022, ma con un interessante profilo aromatico, grazie alle temperature più fresche di questo periodo”.

Vendemmia 2023, previsioni su raccolta e produzione

Secondo l’analisi del CREA, le basse temperature primaverili hanno rallentato il metabolismo della pianta, ritardandone lo sviluppo. La fioritura si è presentata, in confronto alla passata stagione, in ritardo di circa 5/10 giorni, slittamento che ancora ad oggi non risulta colmato.

Per quanto riguarda le produzioni, l’analisi mostra alcune differenze territoriali. Il CREA prevede, infatti, una leggera contrazione rispetto al 2022 al centro sud Italia (in generale si prevede un calo del -5/-10%) dovuta agli effetti nefasti della peronospora. Al nord invece la situazione produttiva sembra confermare i valori della passata stagione, forse anche con un leggero incremento, nell’ordine del +5/10%.

“Tutta la penisola ha sperimentato l’aggressività di questo patogeno – sostiene il ricercatore CREA, Patrick Marcuzzo – ma è soprattutto nel centro-sud Italia che si sono verificati i danni maggiori, conseguenza delle insolite precipitazioni primaverili. Difficoltà a contenere il fungo anche nel vigneto biologico (la cui superficie è in aumento nell’intero stivale), soprattutto quando coltivato nelle aree meno vocate. Oltre alla peronospora, si registrano alcune problematiche legate alla muffa grigia, in particolare per le cultivar a grappolo compatto, mentre appare sotto controllo l’oidio. In espansione, invece, il problema della flavescenza dorata”.

Discorso a parte in Romagna dove, soprattutto a causa dei grossi problemi che l’acqua ha causato, i viticoltori con difficoltà hanno svolto le consuete operazioni colturali, con perdite più consistenti nell’ordine del -10/ -15%.

I dati mostrano, invece, sofferenze produttive importanti per la produzione ottenuta seguendo il metodo biologico, che ha patito maggiormente le condizioni avverse di questa annata, con perdite medie del -10/ -15% al Centro-Nord, ma con picchi oltre il 50% al Sud.

Per quanto concerne la qualità, le cultivar a bacca bianca registrano un equilibrato rapporto zuccheri/acidi, conseguenza delle temperature più miti di maturazione legate all’annata e al ritardo dell’epoca di raccolta. Per le cultivar a bacca rossa saranno invece decisive le prossime settimane, considerando come sia fondamentale un leggero stress idrico per la sintesi delle sostanze polifenoliche.

 

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