Tra le novità della tornata elettorale dello scorso mese di aprile, va certamente annoverata la proiezione politica del consumerismo organizzato, o almeno di una parte di esso: si è verificato una sorta di corteggiamento reciproco con il mondo dei partiti che altro non è che una conseguenza fisiologica del successo del ruolo che le associazioni di tutela dei consumatori si sono conquistati tra i cittadini, le istituzioni e soprattutto i media. In effetti, la presenza di canditati elettorali provenienti da carriere sindacali, cioè da organizzazioni di imprese, lavoratori, pensionati, professionisti, o da esperienze di impegno civile su temi specifici, come l’ecologia, è un fatto ormai tradizionale nel nostro Paese, ma la presentazione di 9 liste elettorali consumeriste in 7 regioni su 14 presenta caratteristiche inedite.

Un tentativo di politicizzare un movimento che probabilmente costituisce l’effetto di una "bolla mediatica" destinata, come è ovvio, a sgonfiarsi. Il rischio è che però da questa situazione ne possa risentire la più abituale funzione di rappresentanza degli interessi dei consumatori, per la disattenzione che ciò può arrecare verso i tradizionali compiti di denuncia sociale e di lobbying istituzionale, propri di qualunque associazione di rappresentanza. Basta dare un’occhiata al quadro desolante che esce fuori dalla assegnazione delle deleghe ai nuovi assessori regionali e dai programmi elettorali, per rendersi conto che la capacità delle associazioni dei consumatori di orientare le scelte politiche è pressoché nulla. In merito alla formazione delle giunte regionali, mentre nascono nuovi assessorati su questioni di attualità (è il caso del federalismo o della pace), soltanto la Regione Lazio ha istituito un assessorato ad hoc sulle politiche dei consumatori (abbinate al tema della semplificazione amministrativa) e sono pochissime quelle che hanno esplicitamente affiancato (v. tabella), nella titolazione delle deleghe, la materia della tutela dei consumatori. Nelle restanti Regioni, gli assessori delegati ad occuparsi dei problemi dei consumatori lo sono per deduzione in quanto le politiche per i consumatori rientrano tra le più vaste competenze amministrative dell’area "attività produttive" o, il più delle volte, del settore "commercio", e ciò in base all’assetto organizzativo degli uffici regionali. Inoltre, da un veloce esame dei programmi disponibili sui siti internet dei neo presidenti di Regione, la voce "consumatori" è addirittura inesistente nella maggior parte di casi, mentre in altri, al massimo, sono state riportate enunciazioni di generiche finalità nell’ambito delle varie politiche settoriali (è il caso dell’Emilia Romagna, dove per il commercio si indica anche l’impegno a garantire un’efficace tutela dei consumatori, sia in termini di sicurezza e salute che di informazione su prezzi e qualità dei prodotti..).

Le uniche eccezioni, in positivo, sono quelle della Lombardia e del Lazio, dove il neo Presidente Piero Marrazzo non poteva certo dimenticarsi del suo precedente impegno professionale. Dettagliato ed integrato l’insieme delle iniziative contenute nel programma di Roberto Formigoni, che si basa anche sulla valorizzazione delle azioni dirette delle associazioni di tutela, e che riguarderà: l’aggiornamento delle carte dei servizi pubblici, il monitoraggio dei prezzi al consumo, la sicurezza dei prodotti, l’estensione dei diritti dei consumatori nelle materie di competenza legislativa regionale. Per il Lazio, che parte invece da una cronica situazione di carenza di interventi per i consumatori, le azioni proposte presentano invece caratteristiche di taglio strutturale e organizzativo: viene affermata la centralità della politica per i consumatori; viene riconosciuto il ruolo di forza sociale e di nuovo soggetto della concertazione alle associazioni; vengono previsti l’istituzione di un Dipartimento per la tutela dei consumatori e di un Osservatorio dei prezzi e delle tariffe all’interno della Regione; viene annunciato un progetto per l’erogazione di servizi di tutela degli utenti presso ospedali, aziende di servizi pubblici e altre istituzioni di interesse della collettività. Ad onor del vero l’assenza abituale di contenuti programmatici di impronta consumerista può essere addebitata, oltre alla debole capacità di proposizione delle associazioni, anche alla scarsa sensibilità dei partiti politici e alla mancata consultazione delle stesse associazioni nella fase di stesura dei programmi. Ma, a maggior ragione, viene da chiedersi perché alcune associazioni hanno privilegiato più il momento della formazione delle liste elettorali, per provare ad inserire propri candidati, rispetto a quello dell’elaborazione dei programmi? Eppure questa volta potevano sfruttare al meglio la popolarità acquisita per ottenere dai partiti impegni concreti a vantaggio dei cittadini. Evidentemente si è trattato di uno sbocco politico sospinto più da fini esclusivamente elettorali e personali che da quelli di natura sindacale: né è prova il frazionamento (e nel Lazio e nella Liguria addirittura la contrapposizione) delle liste dei consumatori nei due principali schieramenti politici.

La preferenza degli elettori si è poi espressa più favorevolmente verso i rappresentanti delle associazioni candidatisi nei partiti: è questo il caso di Mara Colla (Pres. Confconsumatori) che ha ottenuto a Parma ben 5.379 voti nella Lista dell’Ulivo – senza essere eletta – e dell’elezione a consigliere in Campania di Nicola Marrazzo (Codacons) che ha contribuito a portare l’Italia dei Valori al 2,4%. Deludente invece è apparso il risultato delle liste consumereste: si va da un minimo dello 0,1% (in Calabria) ad un massimo dell’1,1% (in Piemonte, dove la Lista Consumatori, alleatasi con il centro-destra, ha conquistato l’unico seggio per Michele Giovine del Codacons). Alla luce di tali risultati, trascurare l’elaborazione dei programmi è dunque sembrato un errore madornale, anche in considerazione dell’enorme potere legislativo che oggi detengono le regioni, simile, per ampiezza di poteri, al parlamento nazionale. Certo ci sarà spazio e tempo per recuperare durante i cinque anni di legislatura, cercando di migliorare la condizione del consumatore nei molti campi (dal commercio ai trasporti per non parlare delle sanità) che rientrano nella sfera delle competenze regionali. Tuttavia, date le condizioni di partenza, il cammino si presenta in salita.

 

Di seguito i nuovi assessori regionali competenti sulla tutela dei consumatori

Piemonte Giovanni Caracciolo (Sdi) – Assessore al commercio
Marche Luciano Agostini (DS) – Vice presidente e assessore al commercio
Abruzzo Valentina Bianchi – Assessore alle attività produttive
Umbria Mario Giovannetti (DS) – Assessore alle attività produttive
Calabria In corso nomina delegato Osservatorio sulla tutela dei consumatori
Toscana Annarita Bramerini (DS) – Assessore al commercio
Puglia Sandro Frisullo (DS) – Assessore allo sviluppo economico
Emilia Romagna Guido Pasi (PRC) – Assessore al commercio
Liguria Renzo Guccinelli (DS) – Assessore allo sviluppo economico
Lombardia Franco Nicoli Cristiani (Forza Italia) – Assessore al commercio
Lazio Mario Michelangeli (Pdci) – Assessore alla tutela dei consumatori e alla semplificazione amministrativa
Basilicata Nessun assessore è stato delegato in materia
Veneto Fabio Gava (FI) – Assessore al commercio
Campania Andrea Cozzolino (DS) – Assessore alle attività produttive


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