Siccità, Legambiente: serve un piano di razionamento dell’acqua per i diversi usi (Foto di Ulrike Leone da Pixabay)

“Occorre definire in vista dell’estate 2023 un piano di razionamento dell’acqua per i diversi usi e diffondere il riuso delle acque reflue depurate in agricoltura”. È la richiesta e la sollecitazione che arriva da Legambiente, alla vigilia della riunione interministeriale che domani a Palazzo Chigi affronterà il tema della siccità. Un’emergenza mai finita secondo l’associazione ambientalista, che chiede di applicare all’acqua il principio “tutela, zero sprechi e riuso” per prevenire l’emergenza idrica, che con la crisi climatica è diventata strutturale. In Italia per almeno tre milioni e mezzo di italiani l’acqua del rubinetto non può più essere data per scontata, è l’allarme lanciato pochi giorni fa dai Consorzi di bacino.

Legambiente sulla siccità: piano di razionamento e riuso delle acque reflue depurate in agricoltura

Le prime azioni che il Governo Meloni deve mettere in campo contro la siccità, dice Legambiente, sono quelle di definire “un piano di razionamento dell’acqua per agricoltura, usi civili e industriale per una tempestiva riduzione dei prelievi”, diffondere e praticare in agricoltura il riutilizzo delle acque reflue depurate e indirizzare fin da ora la produzione del 2023 verso attività agricole meno idroesigenti, rivedendo i sistemi di irrigazione che favoriscano la riduzione dei consumi.

Sono queste le azioni che Legambiente rilancia alla vigilia dell’incontro interministeriale, in programma domani a Palazzo Chigi, per «fare pressing sul Governo e chiedere che si passi dalle parole ai fatti, dando il via ad una strategia idrica nazionale fatta di interventi di breve, medio e lungo periodo non più rimandabili e che favoriscano l’adattamento ai cambiamenti climatici e la riduzione di prelievi e di sprechi d’acqua – spiega l’associazione – Bisogna prelevare meno acqua possibile, senza se e senza ma, e per far ciò occorre adottare un approccio circolare delle acque prendendo come esempio anche quelle esperienze virtuose già attive in diversi territori».

Legambiente cita l’indagine “Il riutilizzo delle acque reflue in Italia”, realizzata da Utilitalia (la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche): il riuso delle acque reflue depurate in agricoltura ha un potenziale enorme (9 miliardi di metri cubi all’anno, l’acqua esce dai depuratori), ma in Italia viene sfruttato, a causa di limiti normativi, pregiudizi degli agricoltori e una governance non ancora ben definita, solo per il 5% (475 milioni di metri cubi).

Le storie di riuso dell’acqua

Le buone “storie di riuso” dell’acqua in agricoltura ci sono, in Italia e in Europa, e dimostrano come anche in agricoltura si possa riutilizzare in modo sostenibile il flusso d’acqua.

«Si va dal depuratore di Fregene – che grazie ad un trattamento spinto dell’acqua ne permette il riutilizzo per l’irrigazione dei campi agricoli – al Sistema Integrato delle Acque Reflue Urbane e del Riuso di Peschiera Borromeo nell’area periurbana di Milano; dal progetto di San Benedetto del Tronto con l’implementazione dei processi di trattamento che permetteranno all’acqua recuperata di poter essere utilizzata per l’irrigazione all’impianto di Fasano-Forcatella (Br), in Puglia, che intercetta le acque del depuratore comunale e dopo averle affinate, le distribuisce a 50 aziende agricole. Nei periodi di minor richiesta, l’acqua, raccolta nel lago Forcatella, viene utilizzata per la ricarica indiretta della falda e mitigare l’intrusione di acqua marina. Altra buona pratica arriva dall’impianto di depurazione biologico di Milano San Rocco che consente in ambito agricolo e industriale il riutilizzo delle acque che vengono scaricate nelle rogge irrigue».

Esperienze simili ci sono anche in Europa, come quella di Pinedo-Acequia del Oro, a Valencia, in Spagna, dove l’acqua reflua viene recuperata e utilizzata per irrigare le risaie e gli orti. O come il sistema pilota di riutilizzo dell’acqua di Haaksbergen, nei Paesi Bassi, in funzione dal 2015, dove l’aumento delle condizioni di siccità registrato nel corso degli anni ha reso necessaria un’alternativa alla fonte di approvvigionamento e le acque reflue trattate sono diventate una fonte per l’irrigazione.

Siccità vs tutela, zero sprechi e riuso

«Tutela, zero sprechi e riuso – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – sono le tre parole chiave su cui il Governo Meloni deve lavorare per prevenire “l’emergenza idrica”, ormai strutturale per la crisi climatica. Per ridurre i prelievi di acqua e gli scarichi nei corpi idrici, occorre praticare seriamente il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura e nei cicli produttivi».

«L’agricoltura – prosegue Zampetti – è il settore che risente principalmente della scarsità dell’acqua e al tempo stesso è il principale protagonista nella sfida per ridurre sprechi e consumi. Occorre una riconversione del sistema di irrigazione che punti su sistemi di microirrigazione a goccia, la diffusione di colture e sistemi agroalimentari meno idroesigenti e una revisione del sistema di tariffazione degli usi dell’acqua basato su premialità e penalità per valorizzare le esperienze virtuose”.


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