Crisi climatica, su Alpi e Appennini nevica sempre meno. Dossier Nevediversa di Legambiente (Foto Pixabay)

“Urgente un cambio di rotta a livello politico e territoriale, più risorse al turismo montano invernale sostenibile e azioni di mitigazione alla crisi climatica accompagnando gli operatori del settore in questo percorso di riconversione”: è così che Legambiente all’interno del suo Dossier Nevediversa 2024 definisce la condizione climatica attuale su Alpi e Appennini.

In Italia, con l’aumento d’impianti sciistici temporaneamente chiusi, le strutture lavorano a singhiozzo: gli osservati speciali sono le regioni Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana. Il dossier oltre a presentare la mappatura delle piste in difficoltà, approfondisce la situazione Olimpiadi Milano Cortina tra ritardi, incognita neve, e finanziamenti con importo superiore a 30 milioni di euro.7

177 impianti chiusi

Per quanto riguarda le prossime olimpiadi del 2026 si punta su piani operativi eccessivamente costosi: rialzi ed extra costi le parole chiave del dossier con cantieri non ancora aperti e ripiegamenti logistici su strutture “light”. Sono oltre 20 le opere più costose segnalate da Legambiente e che risultano finanziate con importo superiore ai 30 milioni di euro. Opere che si dovrebbero realizzare in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige.

E a proposito di costi, sono i dati a parlare chiaro. Sul fronte finanziamenti, per aiutare il settore sono stati stanziati 148 milioni di euro per l’ammodernamento degli impianti di risalita e di innevamento artificiale. Da questa somma però il dato che emerge è tutt’altro che incoraggiante; infatti, sono 177 gli impianti temporaneamente chiusi nella Penisola di cui 92 sull’arco alpino e 85 sull’Appennino. Le strutture dismesse raggiungono quota 260 di cui 176 sulle Alpi e 84 sulla dorsale appenninica.

Stando ai dati Arpa Piemonte, a peggiorare la situazione bisogna fare anche i conti con le temperature in aumento: il trimestre appena terminato è stato l’inverno più caldo degli ultimi settanta anni con una media regionale di 4.5°C, quasi 3°C in più rispetto alla norma del trentennio di riferimento 1991-2020.

 

Sos neve, l’Italia punta sulla neve artificiale, ma non è sostenibile (Foto di andrea77n da Pixabay)

 

Una Italia che non dà il buon esempio

Un quadro preoccupante quello tracciato dal report Nevediversa 2024 e su cui Legambiente chiede un cambio di rotta a livello politico e territoriale, superando la pratica insostenibile dell’innevamento artificiale, lavorando ad una riconversione degli impianti e puntando ad un turismo invernale più sostenibile.

Già durante il recente World Social Forum si era parlato di un intervento tempestivo da parte delle istituzioni rispetto al tema delle sensibilizzazione e della cooperazione internazionale, ma purtroppo con i dati pubblicati da Legambiente, l’Italia non sembra dare il buon esempio. Per questo, l’associazione ambientalista torna a chiedere l’intervento del governo Meloni per lo stanziamento di più fondi destinati al turismo dolce in alta quota a patto che vengano previste anche azioni di mitigazione della crisi climatica nelle aree preposte.

Turismo, andare oltre la neve

“I numeri in aumento degli impianti dismessi, aperti a singhiozzo, smantellati – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – rappresentano l’ennesimo campanello d’allarme di un turismo montano invernale sempre più in crisi a causa della crisi climatica e che deve avere il coraggio di andare oltre la neve sempre più rara e cara. La pratica dell’innevamento artificiale è, infatti, insostenibile e comporta ingenti consumi d’acqua, forte dispendio di energia, oltre alla realizzazione di più bacini per l’innevamento e quindi un consumo di suolo in territori di pregio naturalistico. Per questo è fondamentale che si avvii un cambio di rotta e una conversione verso un modello di turismo montano invernale più sostenibile in grado di andare oltre la monocultura dello sci in pista, tutelando al tempo stesso le comunità locali e chi usufruisce a livello turistico della montagna. Non si perda questa importante occasione, partendo dall’Appennino e dalle basse quote delle Alpi dove non ha più alcun senso la neve artificiale”.


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