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il rito del caffè espresso italiano candidato a patrimonio dell'umanità

Il rito del caffè espresso come patrimonio Unesco, la campagna continua

La filiera del caffè chiede di riconoscere il valore sociale e culturale del rito del caffè espresso. Via libera del Mipaaf per l’iscrizione nell’inventario nazionale del patrimonio agroalimentare italiano. È una tappa per la candidatura del caffè a patrimonio immateriale dell’umanità

Il rito del caffè espresso italiano come patrimonio immateriale dell’umanità Unesco. Lo chiede a gran voce la filiera del caffè che esprime pieno sostegno per una candidatura che proprio in queste ultime ore è stata promossa per l’ulteriore iscrizione ad un inventario istituzionale.

«Il Gruppo di Lavoro Unesco del Mipaaf – informa una nota della filiera – ha espresso all’unanimità parere favorevole all’iscrizione del Rito (Arte) del caffè espresso italiano nell’Inventario nazionale del patrimonio agroalimentare italiano. Dunque una buona notizia in vista della valutazione della Commissione Nazionale Unesco, step decisivo nell’iter di candidatura».

Il rito del caffè espresso come patrimonio Unesco

È questa una tappa per ottenere il parere favorevole della Commissione nazionale Unesco alla presentazione della candidatura del caffè espresso al patrimonio dell’umanità Unesco.

La campagna della filiera per la candidatura del caffè espresso italiano a patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco è partita lo scorso ottobre, in occasione della Giornata mondiale del caffè. E mette insieme le sigle che lavorano nel caffè intorno al riconoscimento di un rito che è insieme occasione di socialità, espressione di una cultura, espediente narrativo e cinematografico.

Bere un caffè è un gesto al tempo stesso individuale e collettivo, un gesto “inclusivo e democratico”, come si legge sulla pagina online che invita a sostenere la candidatura.

Dalle sigle del caffè viene dunque il sostegno alla candidatura del rito del caffè espresso italiano a patrimonio dell’umanità Unesco. La richiesta al ministro delle Politiche agricole arriva dai principali attori della filiera. Ci sono dentro il Consorzio di Tutela Del Caffè Espresso Italiano Tradizionale, il Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food, lo IEI – Istituto Espresso Italiano, Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, il Gruppo Italiano Torrefattori Caffè, l’Associazione Caffè Trieste e il Consorzio Torrefattori delle Tre Venezie.

 

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Rito del caffè come espressione di comunità

La richiesta arriva fra l’altro in un momento di grande difficoltà per l’andamento della pandemia. Il coronavirus ci ha tolto anche il rito collettivo del caffè.

Il paese, dicono dal mondo del caffè, «mai come ora ha bisogno di sentirsi Comunità, anche attraverso un riconoscimento che dia valore a un patrimonio di tutti gli Italiani, quel rito del caffè espresso che tanto è stato colpito dalle restrizioni imposte dalla terribile pandemia che stiamo vivendo».

Il richiamo è alla rinascita, al recupero della quotidianità e della socialità attraverso il rito del caffè.

Anche i consumatori possono esprimere il loro sostegno alla candidatura Unesco. Fino al 18 marzo possono firmare e lasciare un loro contributo sul sito www.ritodelcaffe.it raccontando un’esperienza personale legate al caffè attraverso una poesia, una fotografia, un disegno o un racconto. L’hashtag di riferimento è #CaffèRitoDiTutti.

«Quello del caffè espresso in Italia è molto più di un rito quotidiano – dice Giorgio Caballini di Sassoferrato, presidente del Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale – Ci auguriamo che il Ministro Patuanelli possa dare ascolto ai nostri appelli per supportarci nel percorso verso il riconoscimento di Patrimonio immateriale dell’umanità. Mai come ora tutta la filiera e l’Italia unita da un rito condiviso dal Brennero a Lampedusa, ne hanno un grande bisogno!».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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