Influenza aviaria, Efsa/Ecdc: focolai nei volatili, “basso rischio” per la popolazione generale (Foto di Ciarán Ó Muirgheasa da Pixabay)

Influenza aviaria, Efsa/Ecdc: focolai nei volatili, “basso rischio” per la popolazione generale

Focolai di influenza aviaria sono in atto nei volatili e in alcuni paesi, fra i quali l’Italia, c’è “un’anomala mortalità di massa” nei gabbiani. Segnalate infezioni nei mammiferi. Il rischio per la popolazione generale della Ue è basso. Relazione congiunta Efsa/Ecdc sull’influenza aviaria

Focolai di influenza aviaria sono in atto nei volatili e in alcuni paesi, fra i quali l’Italia, si evidenzia un eccesso di mortalità per i gabbiani. Ci sono infezioni occasionali nei mammiferi. Ma il rischio per la popolazione europea rimane basso. Sono alcune delle evidenze che arrivano dall’ultima relazione congiunta sull’influenza aviaria dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e del Laboratorio di riferimento dell’UE (Eurl).

Influenza aviaria, focolai fra i volatili ed eccesso di mortalità fra i gabbiani

La situazione generale, come spiega l’Efsa, è che in Europa e nel mondo la situazione dell’influenza aviaria continua a evolversi e sono stati segnalati nuovi focolai fra i volatili e infezioni occasionali nei mammiferi. “Sporadiche infezioni nell’uomo sono state segnalate in Paesi extra-UE, ma il rischio per la popolazione UE rimane basso”, dicono le autorità.

Nel dettaglio, i virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) hanno provocato un aumento di casi di infezione negli uccelli selvatici dell’UE (in particolare nei gabbiani) e continuano a causare infezioni occasionali nei mammiferi. Fra dicembre 2022 e marzo di quest’anno il numero di focolai nel pollame in Ue è diminuito dopo il picco di novembre 2022 ma in alcuni paesi – Francia, Belgio, Paesi Bassi e Italia – è stata osservata nei gabbiani un’anomala mortalità di massa.

Il rischio di infezioni nel pollame potrebbe però aumentare nei prossimi mesi man mano che i gabbiani si spostano verso zone interne, sovrapponendosi eventualmente ad aree di produzione avicola.

Le autorità suggeriscono, oltre a strategie di prevenzione nelle zone di produzione avicola, anche sorveglianza sui mammiferi sensibili, selvatici e di allevamento, quali visoni e suini. In alcuni dei virus sono state trovate infatti mutazioni associate a un adattamento genetico ai mammiferi, e recenti episodi di mortalità di massa di mammiferi come i leoni marini suggeriscono – dicono gli esperti –  una potenziale trasmissione del virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità anche tra i mammiferi.

 

Influenza aviaria, aumentano i casi tra gli uccelli selvatici. Cresce l’attenzione verso i mammiferi
Influenza aviaria, aumentano i casi tra gli uccelli selvatici. Cresce l’attenzione verso i mammiferi (foto Pixabay)

 

Influenza aviaria, basso rischio per la popolazione generale

E il rischio per gli esseri umani? Il report dice che per la popolazione generale della Ue è basso.

«Anche se sono state segnalate sporadiche infezioni da influenza aviaria nell’uomo, che hanno causato grave malattia o esiti fatali, le infezioni nell’uomo restano un evento rarosi legge in una nota dell’Efsa – La maggior parte delle infezioni gravi riferite nell’uomo di recente da Paesi extraeuropei erano connesse a persone esposte a pollame malato o morto che non avevano indossato dispositivi di protezione individuale, in particolare in piccoli allevamenti privati».

L’ECDC stima che «il rischio per il pubblico in Europa sia basso, e da basso a moderato per i lavoratori addetti e altre persone a contatto con volatili e mammiferi morti o malati e potenzialmente infetti».

Il dato positivo è che i virus attualmente in circolazione sono sensibili ai farmaci antivirali disponibili per l’uomo.

 

Influenza aviaria, Ciwf: riformare il settore avicolo perché si rischia una pandemia (Foto di Angel Glen da Pixabay)

 

Influenza aviaria e timori di pandemia

La diffusione dell’influenza aviaria continua dunque a preoccupare la comunità scientifica internazionale. Per questo motivo, dopo i casi confermati di trasmissione del virus H5N1 ad alta patogenicità dagli uccelli in alcune specie di mammiferi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (Woah) hanno invitato tutti i Paesi ad innalzare il livello di allerta sull’arrivo di una nuova pandemia di influenza nella popolazione umana, sostenuta da un virus di origine aviarie.

La paura è presto detta: che il virus faccia il salto di specie e si trasmetta anche agli esseri umani, o meglio fra gli esseri umani – i contagi finora ci sono stati ma legati soprattutto al contatto con volatili infetti. Per questo l’Organizzazione mondiale della Sanità ha chiesto di monitorare attentamente la situazione.


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